Oggi sono paralizzato.
La casa, la casa diventa di giorno in giorno la tomba sempre più chiara di quello che poteva essere. E’ una casa grande, è una bella casa e dalle fienstre si vedono piante e prati calmi, s isi vedono i vicini che fanno running e quelli che portano fuori i loro grossi cani. A volte mi sento crudele perchè tento di starci lontano, a volte mi sento crudele di non star vicino alle poche persone che vi sono rimaste.
Oggi pranzando con mio padre ho potuto sentirmi di nuovo spaventato e paralizzato. Lui fan un gran casino ma è un buon uomo, in fondo in questa casa vuota c’è sempre stata gente un po’ pazza ma buona. Lui ha dei gran problemi, forse più grandi della casa, e dei cani dei vicini. E’ un padre stanco come tanti, solo cone tanti ed ogni mattina non può che pensare ai soldi che non ci sono, al lavoro che non va, alla grande casa che costa troppo, alla gente che non ci vive più. Io ascolto, a volte mi arrabbio quando mi parla di macchine da rottamare e di cose da eliminare, mi arrabbio perchè vedo sparire le poche cose che ho, ma non è con lui in fondo che mi arrabbio. Mi arrabbio perchè le cose e le cose e tutte le altre cose … Mi arrabbio perchè un tempo tutte queste cose non mi pesavano, perchè potevo, e ora non posso più.
In un altra casa, in un altro posto, c’è una mamma che a cinquant’anni prova a ricominciare da zero, una donna che prova a ricominciare da zero. Ma non è facile, perchè anche la sua casa che gli da tanto gli toglie troppo. Perchè è lontana da chi un tempo teneva in braccio, perchè non sa se la caveranno, gli ha dato i mezzi insieme al grande uomo triste di camminare con le proprie gambe ma li vede traballare.
E io mi sento paralizzato, e mi sento uno sciocco giovane che non sa stare in piedi. Io e la mia macchina non usciamo, lei è tutta gratis ma io a 10 giorni dallo stipendio per una cosa o per l’altra non posso riempire il suo grosso serbatorio, non posso riempire di birra fresca il frigo o avere una cena da offrire a qualcuno. Il mio lavoro è migliore di molti, ma come loro non è abbastanza e devo giocare a lego con lavori che mi passano per le mani.
Io mi sento paralizzato, sento di non avere le basi, di dover partire ogni giorni da zero. Sento che non so come farò o se ce la farò a non svegliarmi anche domani con in cuore i problemi di mio padre e mia madre, sento che mi schiacciano e che sono sempre più miei.
Sento i cadaveri dei miei sogni e dei miei progetti riempire i cassetti della mia mansarda gratis.