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Liwogi …

ha voglia di viaggi e di foto. Invece sguazza tra le camole tonte, prendendo contro gli spigoli con una media di 10 Ahi al giorno, letti posticci, capelli indispettiti da risveglio e gatti ruba pappa a tradimento. Meno male c'è l'amour, e che amour ^_^ [29.06.2009]

Ascolto
Davide Van De Sfroos - Pica
Carmen Consoli - Eva Contro Eva
Damien Rice - O
Damien Rice - 9 (2006)
Davide Van De Sfroos - Breva &Tivan
Tunng - Good Arrows (2007)
Vinicio Capossela - Da Solo(2008)
Bebe - Pafuera Telaranas
MDR
Fragil Vida
Kimya Dawson
Arisa - Sincerità
Biagio Antonacci - Il cielo ha una porta sola
Leggo
* New Moon - Stephenie Meyer
* Mattatoio N.5 - Kurt Vonnegut (Finalmente, oserei dire)
* Fotografia - Carlo Delle Cese (Necessario, aggiungo)
... Vergognosamente inattiva ...
Day & Day
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Il tempo e i post

Liwogi mastica profumi e sensazioni, tutti posticci, tutti creati per l’occasione della sera che non c’è.

luglio 6th, 2009

I suoi gesti ubriachi seguivano la pelle morbida barcollando da un angolo e l’altro. La mano stringeva forte i capelli caldi serrando l’elastico e lasciandoli cadere  a lato del collo nudo. La maglietta stropicciata copriva quel poteva, il piccolo seno morbido, il neo tondo color caffe latte sulla spalla destra. Il minuto e buffo mignolo del piede preso di mira dalla zanzara di turno sfoggiava un bel rosso d’estate. Sul braccio riposava una linea nera lasciata da un occhio sbadato ancora fatto bello per le ore del giorno. Nell’aria mille odori, odori di pelle la sera.

Un bicchiere di troppo aveva fatto i gesti netti ma pieni, e tutti i sentire erano un gran miscuglio di sentire. Non un filo d’aria, le faceva venire voglia di lasciare il suo posto per distendersi a lato della finestra, di appiattirsi tra i passi andati. La lingua amara si nascondeva colpevole dei pensieri scomposti. Il peccato scivolava su ogni cosa, quello di ogni tempo, andato e atteso.

Il peccato dei pensieri rimestati e di quelli appena nati. Il caldo, la sera, il vino.

Cercava in ogni cosa, cercava e cercava ancora.

Diario di un giovane spaventato

luglio 4th, 2009

Oggi sono paralizzato.

La casa, la casa diventa di giorno in giorno la tomba sempre più chiara di quello che poteva essere. E’ una casa grande, è una bella casa e dalle fienstre si vedono piante e prati calmi, s isi vedono i vicini che fanno running e quelli che portano fuori i loro grossi cani. A volte mi sento crudele perchè tento di starci lontano, a volte mi sento crudele di non star vicino alle poche persone che vi sono rimaste.

Oggi pranzando con mio padre ho potuto sentirmi di nuovo spaventato e paralizzato. Lui fan un gran casino ma è un buon uomo, in fondo in questa casa vuota c’è sempre stata gente un po’ pazza ma buona. Lui ha dei gran problemi, forse più grandi della casa, e dei cani dei vicini. E’ un padre stanco come tanti, solo cone tanti ed ogni mattina non può che pensare ai soldi che non ci sono, al lavoro che non va, alla grande casa che costa troppo, alla gente che non ci vive più. Io ascolto, a volte mi arrabbio quando mi parla di macchine da rottamare e di cose da eliminare, mi arrabbio perchè vedo sparire le poche cose che  ho, ma non è con lui in fondo che mi arrabbio. Mi arrabbio perchè le cose e le cose e tutte le altre cose … Mi arrabbio perchè un tempo tutte queste cose non mi pesavano, perchè potevo, e ora non posso più.

In un altra casa, in un altro posto, c’è una mamma che a cinquant’anni prova a ricominciare da zero, una donna che prova a ricominciare da zero. Ma non è facile, perchè anche la sua casa che gli da tanto gli toglie troppo. Perchè è lontana da chi un tempo teneva in braccio, perchè non sa se la caveranno, gli ha dato i mezzi insieme al grande uomo triste di camminare con le proprie gambe ma li vede traballare.

E io mi sento paralizzato, e mi sento uno sciocco giovane che non sa stare in piedi. Io e la mia macchina non usciamo, lei è tutta gratis ma io a 10 giorni dallo stipendio per una cosa o per l’altra non posso riempire il suo grosso serbatorio, non posso riempire di birra fresca il frigo o avere una cena da offrire a qualcuno. Il mio lavoro è migliore di molti, ma come loro non è abbastanza e devo giocare a lego con lavori che mi passano per le mani.

Io mi sento paralizzato, sento di non avere le basi, di dover partire ogni giorni da zero. Sento che non so come farò o se ce la farò a non svegliarmi  anche domani con in cuore i problemi di mio padre e mia madre, sento che mi schiacciano e che sono sempre più miei.

Sento i cadaveri dei miei sogni e dei miei progetti riempire i cassetti della mia mansarda gratis.

Il bischermismo extrasistolare e CompleMatrimoni

giugno 29th, 2009

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Questa è lei, questa è liwogi che ancora canta, che ancora pensa

giugno 27th, 2009

Li...piovendo

Lei  un attimo prima avrebbe passato le mani sui capelli lisci e spettinati, disordinati su Quellle spalle. Avrebbe sentito la stoffa riposare e muoversi aggraziata sulle cosce.

Avrebbe sentito il piede saggiare piano il pavimento tiepido, il tallone, e il resto a seguire.

Avrebbe guardado il suo letto fatto per metà, avrebbe pensato al suo cuore ritmicamente instabile, e alla sua testa sferocentrica.

Penserà a lei sola nella stanza, a lei sola a pieni nudi, a lei sola spettinata, a lei sola svestita.

Ogni parola scritta e pensata davanti a un computer è mancanza.

Chiusa fuori

giugno 20th, 2009

E’ tardi.

Una giornata troppo intensa e pericolosamente giudicata normale.

Una valigia rosa riposa sul divano mezza piena e mezza vuota in attesa dei pezzi ritardatari.

Una serata al cosmo, discorsi da vecchi giovani.

Una punturina di zanzara all’interno del piede destro.

Mi ha fatto piacere. So che capirai.

Liwogi sputa sentenze sulla famiglia

maggio 27th, 2009

Probabilmente la persona meno adatta per sputare sputa a sproposito.

Arrivare davanti a casa Liwogi vuol dire trovare il gatto davanti al cancello che aspetta di andare a letto perchè nemmeno lui sa più che pesci pigliare due ex padrone dopo. Perchè da casa Liwogi la gente se ne va, e così una casa per 4 diventa per 1. E così tanti letti diventano vuoti. E così il bisogno di una famiglia cresce esponenzialmente al diminuire della famiglia.

Quattro persone, tre case e mezza, una ex famiglia.

Non può essere così che vanno le cose. La beffa del per sempre.

Io voglio crederci. Due famiglie dopo.

Io ci credo ora nell’ addormentarsi e risvegliarsi ancora stretti, nel sorridersi consumando la cena, nell’abbracciarsi tramontando sul divano. Io ci credo nel fare progetti, nel guardarsi e vedere tanto, vedere troppo.

Due famiglie dopo non posso che crederci, ma guardando indietro dico, non può essere così che vanno le cose.

Cuscini da una notte e via

maggio 16th, 2009

Una piccola tastiera in borsetta per non essere del tutto lontana. Una borsa nella stanza accanto, una borsa da una notte e via, come tante. Un tono un pizzico “boca storta”, ma senza troppi perchè. Forse una piccola voglia  di cose calde, di tane come tasche, di pareti ruvide e vicini impiccioni.

Perplessuta abbraccio un cuscino da una notte e via.

Sono le 2:19 del 16 maggio 2009, la temperatura San Secondina si aggira attorno ai 15 gradi e il vento soffia a 3 nodi direzione nord ovest (ma non ne ho a certezza). Alle donne che aspettano, o con  la borsa sempre pronta compagne di lacrime invisibili io e ligabue diamo la buona notte.

Le poche fortunate dei rullini sfortunati

maggio 15th, 2009