Case.parma.it
Liwogi …

ha voglia di viaggi e di foto. Invece sguazza tra le camole tonte, prendendo contro gli spigoli con una media di 10 Ahi al giorno, letti posticci, capelli indispettiti da risveglio e gatti ruba pappa a tradimento. Meno male c'è l'amour, e che amour ^_^ [29.06.2009]

Ascolto
Davide Van De Sfroos - Pica
Carmen Consoli - Eva Contro Eva
Damien Rice - O
Damien Rice - 9 (2006)
Davide Van De Sfroos - Breva &Tivan
Tunng - Good Arrows (2007)
Vinicio Capossela - Da Solo(2008)
Bebe - Pafuera Telaranas
MDR
Fragil Vida
Kimya Dawson
Arisa - Sincerità
Biagio Antonacci - Il cielo ha una porta sola
Leggo
* New Moon - Stephenie Meyer
* Mattatoio N.5 - Kurt Vonnegut (Finalmente, oserei dire)
* Fotografia - Carlo Delle Cese (Necessario, aggiungo)
... Vergognosamente inattiva ...
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El Perdedor , Aventura

mercoledì, aprile 22nd, 2009

Vi dedico questa, perchè per caso l’ho ascoltata, e per caso ha un senso, tutto suo ma ce l’ha nel tempo e nelle cose che sono state..

Hay un dicho
no se sabe lo que se tiene
hasta que se pierde

te vi llorar
vivistes la monotomia
y te escuchaba hablar
pero era el que te entendia
y me robo ese tesoro de duende
y ahora comprendo era valor
que no se tapan los defectos con pretestos
si a cambio siento rencor

ay ve y dile que yo lo odio y lo detesto
por tener lo que fue mio
aunque que el culpable he sido yo
que hoy lo considero un enemigo
lamentando la perdida en la batalla
por tu amor
recalcale que no duermo de noche
imaginandome que en el sexo
el te debora con pasion

me falta valentia para admitirle
que a tu lado fui un chiquillo
y su hombria me superò
agregale que hoy yo me rebelo
envidioso egoista impulsivo sin control
al creer que yo era el unico
que tu amarias que estupido
fue el con el premio y yo el perdedor

ha..ha..ha..

the kings…

Lo vi llegar
y no pense que importaria
y te empesaba a conquistar
convertiendote en mi enemiga
y me robo ese tesoro de duende
y ahora comprendo era valor
que no se tapan los defectos con pretestos
si a cambio siento rencor

ay ve y dile que yo lo odio y lo detesto
por tener lo que fue mio
aunque que el culpable he sido yo
que hoy lo considero un enemigo
lamentando la perdida en la batalla
por tu amor
recalcale que no duermo de noche
imaginandome que en el sexo
el te debora con pasion

me falta madures
para admitirle que a tu lado
fui un chiquillo
y su hombria supero
agregale que hoy yo me rebelo
envidioso egoista impulsivo sin control
al creer que yo era el unico
que tu amarias que eztupido
fue el con el premio
y yo el perdedor

ah..ah..ah..

Parole mai sentite. Parole mai dette o mai volute sentire.

Omaggio sciocco

sabato, aprile 4th, 2009
Passo Coe, un qualche anno dopo il 2000

Idrab che salta sulle nuvole di Passo Coe, un qualche anno dopo il 2000

Il giovane Idrab non era un ragazzo come gli altri, poteva sembrarlo ma osservandolo a modo sarebbero saltati agli occhi  piccoli curiosi dettagli della sua anormalità. Daltronde non è facile vivere contemporaneamente in due mondi, la maggior parte dei giovani di Otenaprac aveva già molti problemi a vivere solo nel primo mondo, e in pochi potevano vantarsi di essere Bimo-ndici, ma Idrab era tra quei pochi.

Essere Bimo aveva i suoi pregi e i suoi difetti. I poveri fortunati (?) non potevano fare cose che per gli altri Otenapracchesi erano normalissime, per esempio non potevano guidare perchè correvano il rischio di lasciare il primo mondo nel bel mezzo di un icrocio  o prima di una curva, ritrovandosi al rientro dal secondo mondo stampati contro un semaforo o impantanati in un fosso di stagione.

Nonostante con gli anni il passaggio tra un mondo e l’altro diventasse sempre più gestibile – e in ogni modo non prima del trentesimo compleanno – c’erano momenti in cui le cose non erano così semplici. Era difficile controllarsi quando le emozioni erano forti, o quando si beveva un bicchiere di  troppo, sicchè da anni ormai era stato sancito per loro l’obbligo di spostarsi in Bibbus o in Bittaxi, che nonostante la comodità dello scarrozzamento gratuito a volte faceva loro mancare quella libertà che i Mono possedevano di diritto.

Idrab a volte infrangeva il divieto, e scompariva nel vialetto dietro casa per ricomparire qualche centinaio di metri oltre, davanti al vecchio casotto dismesso. Ma sbirciando in una fessura che l’edera selvatica  aveva lasciato bisbeticamente libera nella finestrella del retro, si poteva affermare che tanto dismesso non era. Sbirciando meglio si poteva notare una parete ricca di vecchi attrezzi come quelli che un tempo si potevano trovare in apposite cassette , e che non aveva faticato a raccimolare in mercatini del Disuso. Un occhio ancor più curioso avrebbe seguito i contorni metallici di quello che sembrava, o per dinci, era, un autoveicolo rimesso in vita seguendo le righe di vecchi manuali cartacei (!).

Nessuno conosceva il segreto di Idrab, nessuno a parte il vecchio Idrab Senior e signora, la quale sempre molto preoccupata da quella rumorosa accozzaglia di ferri vecchi su quattro ruote, mandava dietro al ragazzo un Volocchio appena lo vedeva imboccare il vialetto, affinchè da casa potesse controllare gli scapestrati giri del figlio all’interno della folta siepe che disegnava la tenuta.

Per i Mono non era facile intuire quando i Bimo lasciavano il primo mondo. Idrab adorava andare a zonzo con Ilruz, lei aveva imparato negli anni a non dar troppa importanza alla loro differenza, e lui aveva imparato a gestire i suoi passaggi prima di molti suoi coetanei per non crearle imbarazzo.

E così lei non si chiedeva perchè nel bel mezzo di una passeggiata Idrab di colpo puzzasse di capretto bagnato, e lui cercava di non farle capire che mentre terminava il 452 passo della giornata, si era trovato nel bel mezzo di una disputa tra due Capre Boresi che lottavano verbalmente per un quadrato d’erba di un verde così appetitoso che anche Idrab, per un attimo, aveva pensato di mordicchiare con discrezione. Ma il ragazzo odiava ogni sorta di disputa, e così una volta calmate le bestiole aveva spiegato loro quanto sarebbe stato piu semplice e indolore condividere il quadrato tramutandolo in due appetitosi triangoli al taglio. Le Capre Boresi, di norma intrattabili, avevano stranamente apprezzato, e lo avevano ringraziato offrendogli uno spigolo a testa del loro triangolo. Idrab aveva capito il perchè di tanto ardore, i suoi spigoli sapevano di mango in un giorno d’estate, e lui puzzava schifosamente di Capra sudata.

Ilruz non poteva capire le nuvole di Idrab, per questo si stizziva un po’, ma ciò nonostante lui raramente riusciva a trattenersi nel Primo e a non salirci sopra, erano così morbide e leggere, e i suoi salti diventavano alti metri da quanto era allenato, saltava e risaltava cercando di toccare con le dita le nuvole di sopra o a volte addirittura una stella se era fortunato. Ilruz accorgendosi della sua Nonpresenza,  gli infilava indisturbata germogli di Schifiglia spargnacclata che trovava al bordo del sentiero nel naso, e così non passava giorno senza che i due non litigassero.

Lei avrebbe voluto un pizzico della sua anormalità e Idrab l’avrebbe volentieri appesa all’albero più alto della tenuta per questo, ma le voleva bene, e un po’ si sentiva in colpa di non poter farle toccare le sue stelle.

[...]

Qua, qua.

lunedì, dicembre 8th, 2008

Non essere triste,
sai sbrillucciare per il mondo con una scatola di ferro tra le mani,
sai spegnere le paure in abbracci improvvisati,
sai offrire martini a spiriti e anime guardone,
sai scambiare parole con chi suggerì formazioni importanti,
sai soddisfare voglie in salsa rosa,
non essere triste del tempo che non avrai,
delle mura che stringeranno le tue giornate.
Gioisci, strilla come anatre marinare, non ti stringeranno, sei troppo.

scrivo alla gio

giovedì, giugno 22nd, 2006

scrivo finche tutto è ancora caldo, finche cammariere è nell’aria, finche il lambrusco ha il collo caldo di labbra, e il barista dell’evolution si esalta al mondo.

questa è un’ora importante, un’ora e mezza fa, si è brindato a qualcuno, alla giò.

non serve ameliè per tirare fuori i lacrimoni, basta pensare a tutti i momenti belli, i momenti degli anni “che furono”,

basta pensare all’elefantino blu, alle tennents, al tempo, alle serate un po’ sbronze, alle sigarette che furono e che mai saranno più, ai simoni, ai pomodori, a tanto…tanto.

e quindi, un augurio forte, forte : auguri alla giò che oggi rinasce come ogni anno, in ogni messaggio di augurio[..parte cancellata in momento di sobrietà..].

basta, io sono un informatico, sono un matematico,quindi : 2+2=4!

ti voglio bene cucciola! tanto tanto !

h 23 :13

1. Non ho un moroso, ho un artista.

2. Mi sta sulle palle che mia madre rientri tardi.

3. Questo è il 4° giorno numero 22, un traguardo.

ps: si parte, ma è tutto tanto lontano, poco concreto, quindi merita solo un ps per oggi.