Omaggio sciocco
Il giovane Idrab non era un ragazzo come gli altri, poteva sembrarlo ma osservandolo a modo sarebbero saltati agli occhi piccoli curiosi dettagli della sua anormalità . Daltronde non è facile vivere contemporaneamente in due mondi, la maggior parte dei giovani di Otenaprac aveva già molti problemi a vivere solo nel primo mondo, e in pochi potevano vantarsi di essere Bimo-ndici, ma Idrab era tra quei pochi.
Essere Bimo aveva i suoi pregi e i suoi difetti. I poveri fortunati (?) non potevano fare cose che per gli altri Otenapracchesi erano normalissime, per esempio non potevano guidare perchè correvano il rischio di lasciare il primo mondo nel bel mezzo di un icrocio o prima di una curva, ritrovandosi al rientro dal secondo mondo stampati contro un semaforo o impantanati in un fosso di stagione.
Nonostante con gli anni il passaggio tra un mondo e l’altro diventasse sempre più gestibile – e in ogni modo non prima del trentesimo compleanno – c’erano momenti in cui le cose non erano così semplici. Era difficile controllarsi quando le emozioni erano forti, o quando si beveva un bicchiere di troppo, sicchè da anni ormai era stato sancito per loro l’obbligo di spostarsi in Bibbus o in Bittaxi, che nonostante la comodità dello scarrozzamento gratuito a volte faceva loro mancare quella libertà che i Mono possedevano di diritto.
Idrab a volte infrangeva il divieto, e scompariva nel vialetto dietro casa per ricomparire qualche centinaio di metri oltre, davanti al vecchio casotto dismesso. Ma sbirciando in una fessura che l’edera selvatica aveva lasciato bisbeticamente libera nella finestrella del retro, si poteva affermare che tanto dismesso non era. Sbirciando meglio si poteva notare una parete ricca di vecchi attrezzi come quelli che un tempo si potevano trovare in apposite cassette , e che non aveva faticato a raccimolare in mercatini del Disuso. Un occhio ancor più curioso avrebbe seguito i contorni metallici di quello che sembrava, o per dinci, era, un autoveicolo rimesso in vita seguendo le righe di vecchi manuali cartacei (!).
Nessuno conosceva il segreto di Idrab, nessuno a parte il vecchio Idrab Senior e signora, la quale sempre molto preoccupata da quella rumorosa accozzaglia di ferri vecchi su quattro ruote, mandava dietro al ragazzo un Volocchio appena lo vedeva imboccare il vialetto, affinchè da casa potesse controllare gli scapestrati giri del figlio all’interno della folta siepe che disegnava la tenuta.
Per i Mono non era facile intuire quando i Bimo lasciavano il primo mondo. Idrab adorava andare a zonzo con Ilruz, lei aveva imparato negli anni a non dar troppa importanza alla loro differenza, e lui aveva imparato a gestire i suoi passaggi prima di molti suoi coetanei per non crearle imbarazzo.
E così lei non si chiedeva perchè nel bel mezzo di una passeggiata Idrab di colpo puzzasse di capretto bagnato, e lui cercava di non farle capire che mentre terminava il 452 passo della giornata, si era trovato nel bel mezzo di una disputa tra due Capre Boresi che lottavano verbalmente per un quadrato d’erba di un verde così appetitoso che anche Idrab, per un attimo, aveva pensato di mordicchiare con discrezione. Ma il ragazzo odiava ogni sorta di disputa, e così una volta calmate le bestiole aveva spiegato loro quanto sarebbe stato piu semplice e indolore condividere il quadrato tramutandolo in due appetitosi triangoli al taglio. Le Capre Boresi, di norma intrattabili, avevano stranamente apprezzato, e lo avevano ringraziato offrendogli uno spigolo a testa del loro triangolo. Idrab aveva capito il perchè di tanto ardore, i suoi spigoli sapevano di mango in un giorno d’estate, e lui puzzava schifosamente di Capra sudata.
Ilruz non poteva capire le nuvole di Idrab, per questo si stizziva un po’, ma ciò nonostante lui raramente riusciva a trattenersi nel Primo e a non salirci sopra, erano così morbide e leggere, e i suoi salti diventavano alti metri da quanto era allenato, saltava e risaltava cercando di toccare con le dita le nuvole di sopra o a volte addirittura una stella se era fortunato. Ilruz accorgendosi della sua Nonpresenza, gli infilava indisturbata germogli di Schifiglia spargnacclata che trovava al bordo del sentiero nel naso, e così non passava giorno senza che i due non litigassero.
Lei avrebbe voluto un pizzico della sua anormalità e Idrab l’avrebbe volentieri appesa all’albero più alto della tenuta per questo, ma le voleva bene, e un po’ si sentiva in colpa di non poter farle toccare le sue stelle.
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