Il tempo, le mani e il sentire
Il tempo pian piano sta ridando un equilibrio alle cose, mesi allo sbando fanno i conti col presente e col passato, è uno schianto pacato di ciò che è stato e di ciò che deve rimanere.
Ogni tanto mi connetto, e appoggio la mia mano al muro tentando di immaginare un’altra mano dall’altra parte, appoggio anche l’orecchio ma pian piano smettero di sentire. So che le cose così sono giuste, so che non si può sperare di riavere certi momenti, soprattutto quelli che splendono di più. Però ugualmente qualcosa è rimasto, così appoggio la mano.
internet resta pur sempre l’insieme di tutte le solitudini, che non è come la compagnia.
tristemente vero.
la tristezza non è obbligatoria… poi quando esci dall’internets il mondo è sempre li che ti aspetta
ce ne sono di tristezze non obbligatorie, eppure sono li…di’, ma quest’ottimismo da dove arriva? dalla madre patria ritrovata?