Odierò le scatole per sempre, e di questo passo voi con me.
Nell’armadio sono appese due giacche e alcuni vestiti, forse riesco perchè è come una grande scatola pronta a essere riportata via.
Sono accartocciata, il mio cuore e il mio intestino si ingarbugliano in continuazione, a volte sfiorano i polmoni e mi fanno singhiozzare e sembrare un cane rassegnato a prendere le sue bastonate, a volte sfiorano i miei occhi, che grondano paure e ansie, a volte tirano tutti i muscoli, e finisco rannicchiata come il cadavere di un ragno, altre volte ancora le mie mani e la mia testa si fondono e si impastano di lacrime.
La buona fulvia mi consiglia di spargere un po’ di simo in questa casa tanto odiata, e così sul divano spunta un piumone viola e due cuscini neri. Sul comò tutti i libri degli ultimi anni compresi quelli con i segnalibri a metà . Nelle ante dell’armadio qualche foto, abbracci a manarola, e sorrisi a folgaria ricordano che non bisogna mai dimenticare che si è felici quando lo si è, perchè è un attimo che tutto scompaia. Su un altro dei mille comò il vassoto di kate haring con dentro vasetti rubati al passato. E un foulard rosa si traveste da tovaglia. E’ una casa di travestimenti, dove le cose provano a essere cose, è una casa di scarti, mobili vecchi, scatolame dimenticato, cuscini migrati da una macchina e armadi di altri dove. Siamo tutti messi qua. E io mi travesto da chi fa finta di niente e non ci riesce, chi fa finta di dormire e non lo fa, chi è appeso ad un filo e a tratti ha una gran voglia di tirarsi su, e altri voglia di lasciarsi cadere.
Qualche prima e dopo.