La mia banca non gira intorno a me.
E’ da un paio di giorni che volevo scrivere un post su Facebook, l’unico social network che fino ad ora è riuscito a rapirmi (e che spero seppellirà pian piano quel catorcio di myspace).
Su questo volevo scrivere, ma poi l’impellente bisogno a dieci giorno dallo stipendio, e a venti dall’ultimo dirottato totalmente sulle tasse universitarie, di fare la spesa è diventato un piccolo problema che mi ha angosciato un po’.
Io sono una bambina media, sulla mia tavola non è mai mancato il cibo, fondamentalmente nemmeno adesso, il mio frigo non sta benissimo, ma ancora qualche giorno tirerà avanti. Il mio stipendio si aggira sui 600 euro al mese, e il mio passo più lungo della gamba è stato decidere di andare via di casa anche se arrivano spesso crociate domestiche. Io non compro roba di marca (anche se vorrei), i miei capelli molto spesso sembrano un nido di rondine, gli scontrini nelle mie sportine difficilmente superano i 50 euro e quando esco la sera e spendo più di 30 euro le farfalle iniziano a svolazzarmi nella pancia. Ciò nonostante non sono una formichina, anzi molto più una cicala anche se il mio conto al minimo è zero.
E così la mia banca non è differente e non gira intorno a me. L’impellente bisogno di 50 euro per fare la spesa, è per la mia banca una possibile richiesta da inviare al direttore per andare in rosso di 45 euro che potrebbe richidere giorni, e così non ce l’ho fatta, e con la coda tra le gambe, i lacrimoni che crescevano, sono uscita dalla banca e sono tornata a casa.
C’è certamente chi sta peggio di me, chi nemmeno ha il frigo che singhiozza,ma oggi sono per la prima volta in tutta la mia vita senza i soldi per fare la spesa, e non per prendere un birra o un paio di scarpe, e mi sento umiliata e angosciata.
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