Parlando di case, ascoltando Giusy Ferrero
Stasera niente post informativi e utili.
Accompagnango la Fu’ a “La cantina dei suonati“, piccoli Deja Vu, visto che un tempo li sorgeva il Borgo Valla, gilda nemica degli ubriacozzi del Suan, dei quali sebben tra le voci bianche, rimpivo le fila.
Soundtrack:
Mi ritrovo a essere a casa, e sentire la mancanza di casa, e immaginare i profumi di casa. E questo sarebbe un bene se tutte le case fossero una, e una soltanto.
La prima casa è quella di Sorbolo, dove ho rincorso le lucciole e catturato i rospi, di cui non ho visto diventare maggiorenni i compagni di asilo, e di cui non ho frequentato i bar, per colpa della bambina un po’ asociale e fuggitiva che l’adolescenza ha portato con se.
[la vecchia stazione, con le panche di legno stile don camillo]
La seconda casa è quella di Folgaria, nella quale posso ancora sdraiarmi tra l’erba e godere di piaceri genuini, come illuminarmi a giorno sulla seggiovia verso il rifugio di sommo, affogare nel sole e in una buona Franziskaner a Passo Coe, nonostante non ci siano più i frutti di bosco con panna di Matteo.
La terza è parma, della quale non riesco a vivere i quartieri del centro, con le loro movide, gli studenti in bicicletta e la gente con i calici in mano.
La quarta Valencia nel suo piccolo, della quale ho odiato la banda zingaresca di primo mattino, e il vento che ruba le scarpe dal davanzale, ma della quale ho amato gli immensi pranzi di scampi per qualche spicciolo, i negozi e le ragazze sboccate.
Tante e nessuna.
ps: è probabile che di post come questo io ne abbia gia scritti mille. potete aggiungere il mille e unesimo.


borgo valla me lo ricordo! c’ero stato alcune volte una decina d’anni fa, al mio arrivo a parma. a parte questo gli altri luoghi che hai citato non li ho visitati mai, però è piacevole leggere i ricordi che ti suscitano.