Questa è lei, questa è liwogi che ancora canta, che ancora pensa
giugno 27th, 2009Lei un attimo prima avrebbe passato le mani sui capelli lisci e spettinati, disordinati su Quellle spalle. Avrebbe sentito la stoffa riposare e muoversi aggraziata sulle cosce.
Avrebbe sentito il piede saggiare piano il pavimento tiepido, il tallone, e il resto a seguire.
Avrebbe guardado il suo letto fatto per metà, avrebbe pensato al suo cuore ritmicamente instabile, e alla sua testa sferocentrica.
Penserà a lei sola nella stanza, a lei sola a pieni nudi, a lei sola spettinata, a lei sola svestita.
Ogni parola scritta e pensata davanti a un computer è mancanza.
Chiusa fuori
giugno 20th, 2009E’ tardi.
Una giornata troppo intensa e pericolosamente giudicata normale.
Una valigia rosa riposa sul divano mezza piena e mezza vuota in attesa dei pezzi ritardatari.
Una serata al cosmo, discorsi da vecchi giovani.
Una punturina di zanzara all’interno del piede destro.
Mi ha fatto piacere. So che capirai.
Liwogi sputa sentenze sulla famiglia
maggio 27th, 2009Probabilmente la persona meno adatta per sputare sputa a sproposito.
Arrivare davanti a casa Liwogi vuol dire trovare il gatto davanti al cancello che aspetta di andare a letto perchè nemmeno lui sa più che pesci pigliare due ex padrone dopo. Perchè da casa Liwogi la gente se ne va, e così una casa per 4 diventa per 1. E così tanti letti diventano vuoti. E così il bisogno di una famiglia cresce esponenzialmente al diminuire della famiglia.
Quattro persone, tre case e mezza, una ex famiglia.
Non può essere così che vanno le cose. La beffa del per sempre.
Io voglio crederci. Due famiglie dopo.
Io ci credo ora nell’ addormentarsi e risvegliarsi ancora stretti, nel sorridersi consumando la cena, nell’abbracciarsi tramontando sul divano. Io ci credo nel fare progetti, nel guardarsi e vedere tanto, vedere troppo.
Due famiglie dopo non posso che crederci, ma guardando indietro dico, non può essere così che vanno le cose.
Cuscini da una notte e via
maggio 16th, 2009Una piccola tastiera in borsetta per non essere del tutto lontana. Una borsa nella stanza accanto, una borsa da una notte e via, come tante. Un tono un pizzico “boca storta”, ma senza troppi perchè. Forse una piccola voglia di cose calde, di tane come tasche, di pareti ruvide e vicini impiccioni.
Perplessuta abbraccio un cuscino da una notte e via.
Sono le 2:19 del 16 maggio 2009, la temperatura San Secondina si aggira attorno ai 15 gradi e il vento soffia a 3 nodi direzione nord ovest (ma non ne ho a certezza). Alle donne che aspettano, o con la borsa sempre pronta compagne di lacrime invisibili io e ligabue diamo la buona notte.
Le poche fortunate dei rullini sfortunati
maggio 15th, 2009Petting e spinelli tra una spalla, un riccio profumato e cose a vanvera.
maggio 13th, 2009Io ho, dei ricci profumati sistemati sulla spalla destra.
Un paio di calze viola e un reggiseno rosa sulla scrivania dai piedi sbilenchi.
Io scopro stefano ross0 distesa sul futon a qualche centimetro dalle strisce di legno, e qualcheduno in più dalle ballerine abbandonate.
Un panno smosso e un cuscino sul divano usato per la prima volta come tale.
Pop corn sul tavolo guardano la birra sul lato opposto in quel del tavolino.
Foto e scatolina disegna foto sul comò tengono compagnia a due bottiglie d’acqua.
La finestra è spalancata sull’estate, e il tramonto pigro rinfresca i piedi nudi, e la spalla scoperta.
Perchè se un tempo si diceva spinello, qualche anno dopo si diceva petting, ora chissà.
Immense cose sconosciute
maggio 8th, 2009Affogare la mente, forse un pizzico di troppo, abbastanza per lasciare correre le dita, abbastanza per lasciare correre ciò che è pietrificato. Latente.
Immense cose sconosciute, che le piace scappare nella notte con la sua testiera, che le piace sentire le unghie lisce sulle labra, miriadi di cose. Che sa piangere, che sa urlare. Appallottola le calze pulite infilandole una dentro l’altra. Temporeggia quando si asciuga i capelli, tante pause ed altre cose. A volte si corica a terra e ascolta il pavimento sulla schiena. Ha bisogni, bisogni con le palle, bisogni che possono spaventare. Spaventano le scatole che si porta dietro, vorrebe non avere più scatole. Le serve la musica, musica per ogni momento, ma non ricorda le parole, è più forte di lei, ma tutto sommato musica e parole possono essere cose diverse. Vede la pelle che cambia, la sente cambiare e le fa un po’ paura. Forse non ha saputo prendersi alcune respondabilita, ma delle cose importanti davvero se n’è presa cura come avrebbe dovuto fare, è solo che sono state poche. C’erano tempi in cui scappare di tanto in tanto era necessità, e l’ultima fuga è caduta in un giorno che di ultimo aveva un sacco di cose. Non sa se si piace, a volte si, molte altre no, ma i si pian piano aumentano. Le piace il pianoforte allegro sotto parole poco cantate, le piace bartali. Quando rilegge, quando si rilegge sorride.
Zazzzarazzaz zazzarazzaz, zazzarazzarazzarazzzaz!
Forse non sai leggerla, probabilmente nemmeno vuoi farlo, non saresti il primo e nemmeno l’ultimo.
